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IMPRESE: LA CONTA DEI VIVI E DEI MORTI

di Tito Boeri 24.04.2012

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Il grafico qui sotto mostra i tassi di mortalità delle imprese in Italia prima e dopo la Grande Recessione. In particolare, guardiamo al rapporto tra il numero di imprese morte in un anno e la popolazione di imprese attive in quell'anno, espresso in percentuale. I dati provengono dalle cancellazioni dal registro dell'Inps. Normalmente durante le recessioni si ha un forte incremento della mortalità delle imprese seguito a ruota da un forte incremento della natalità. Sono questi processi di "distruzione creativa" che fanno sì che le recessioni accelerino la trasformazioni di una struttura produttiva rendendola più efficiente e competitiva. Purtroppo nel caso della recessione del 2008-9, l'incremento della mortalità non è stato seguito (a giudicare dai dati sull'iscrizione all'anagrafe ASIA delle imprese) dalla nascita di nuove imprese. Questo mancato rinnovo della struttura produttiva è ciò che rischia di rendere più lenta l'uscita dalla recessione. È uno dei motivi per cui le crisi finanziarie durano più a lungo: la stretta creditizia rende più difficile l'avvio di nuove attività, proprio quando i prezzi dei materiali e dei fattori produttivi sono più bassi, perchè chi ha idee imprenditoriali non ha la liquidità necessaria per metterle in atto. La recessione in corso rischia di avere le stesse caratteristiche.