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IL PESO DELLE COMMISSIONI SU PMI E FAMIGLIE

di Carlo Milani 26.03.2012

Forse, la proposta di vietare per legge l'applicazione delle commissioni bancarie è eccessiva. Ma negli ultimi mesi il 75 per cento delle Pmi italiane ha registrato un incremento dei tassi d'interesse, mentre per quasi il 65 per cento sono aumentate le commissioni bancarie applicate sui finanziamenti. Per quanto riguarda le famiglie, dal 2010 sono pressoché raddoppiate le commissioni bancarie applicate sui mutui immobiliari. Stesso discorso si può fare per il credito al consumo. E sono costi che crescono più in Italia che negli altri paesi europei.

Il dibattito politico è stato recentemente scosso da un emendamento parlamentare al decreto liberalizzazioni, approvato dalla Commissione industria del Senato alcune settimane fa.
L’emendamento prevede il divieto dell’applicazione delle commissioni bancarie sugli utilizzi di finanziamenti oltre l’ammontare affidato. L’intervento legislativo, ribattezzato “norma anti-commissioni bancarie”, ha decisamente contrariato il presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari, spingendolo fino a presentare le dimissioni, poco dopo congelate grazie all’apertura dei principali partiti politici all’introduzione di alcune correzioni.

LE PMI E I TASSI DI INTERESSE

Se la proposta di vietare per legge l’applicazione delle commissioni bancarie è probabilmente troppo draconiana, va però sottolineato che è andata crescendo, soprattutto negli ultimi tempi, la pressione esercitata dalle banche su famiglie e imprese.
Sul fronte delle piccole e medie imprese (Pmi), in particolare, si veda la recente indagine sull’accesso ai finanziamenti, condotta dalla Commissione europea, in cui per l’Italia emerge una situazione in netto peggioramento. In base alla survey risulta che ben il 75 per cento delle Pmi italiane, negli ultimi sei mesi, ha registrato un incremento dei tassi d’interesse, mentre quasi il 65 per cento ha dichiarato di aver visto aumentare le commissioni bancarie applicate sui finanziamenti (vedi grafico 1). Rispetto ai principali paesi dell’area euro solo in Spagna c’è stata una percentuale maggiore di imprese che hanno segnalato un peggioramento delle condizioni applicate dalle banche, mentre Francia e soprattutto Germania mostrano uno scenario ben più positivo di quello italiano.

Grafico 1

 

Sul versante dei tassi d’interesse una conferma di quanto dichiarato dalle Pmi intervistate dalla Commissione europea viene fornita dai dati di confronto internazionale elaborati dalle singole banche centrali e resi disponibili dalla Bce. Relativamente ai nuovi finanziamenti erogati alle imprese non finanziarie si può rilevare, dal grafico 2, come le condizioni economiche in Italia siano nettamente peggiorate negli ultimi due anni. Nel 2010 i tassi d’interesse pagati dalle imprese italiane, se paragonati a quelle degli altri principali paesi dell’area euro, erano i più bassi. Nel periodo più recente, invece, la spesa per interessi bancari delle imprese italiane è superiore a quella delle altre aziende concorrenti operanti in Europa. A gennaio 2012 il tasso medio alle imprese è stato infatti pari al 4,1 per cento in Italia, contro il 3,5 per cento della Spagna, il 3,3 per cento della Francia e il 2,9 per cento della Germania.

Grafico 2

 

COSTI PER LE FAMIGLIE

I dati disponibili non permettono, invece, di avere riscontri statistici sul livello delle commissioni bancarie applicate sui finanziamenti erogati alle imprese, cosa che è invece possibile ricavare per la clientela famiglie. Prendendo in considerazione i tassi applicati sui mutui e sul credito al consumo, infatti, è possibile determinare qual è l’incidenza delle commissioni bancarie sull’ammontare complessivo dei finanziamento erogati. (1)
Per quanto riguarda i finanziamenti per l’acquisto di abitazioni, si rileva che tra i principali paesi dell’area euro, la Francia è quello che mostra il livello più alto (0,61 per cento a gennaio 2012), seguita dall’Italia (0,29 per cento) e da Germania e Spagna (0,09 per cento). Ciò che si riscontra dal grafico 3 è la diversa dinamica assunta dalle commissioni bancarie applicate sui mutui immobiliari rispetto agli altri paesi europei. In Italia, questa voce di costo per le famiglie è pressoché raddoppiata rispetto ai livelli osservati nel 2010, mentre nel resto d’Europa è rimasta sostanzialmente stabile.

Grafico 3

 

Analogo discorso si rileva con riferimento al credito al consumo, con la differenza che oltre alla dinamica crescente si riscontra in Italia anche un livello delle commissioni nettamente più alto rispetto agli altri principali paesi europei (grafico 4). Le commissioni bancarie, in percentuale dei finanziamenti, a gennaio 2012 sono state pari all’1,43 per cento in Italia, contro circa il mezzo punto percentuale di Spagna, Francia e Germania.

Grafico 4

 

In conclusione, i dati presentati evidenziano come in Italia vi siano tensioni più forti sul fronte delle condizioni bancarie applicate alla clientela ordinaria (imprese e famiglie) rispetto ai nostri diretti concorrenti europei, determinando così un ulteriore ostacolo alla già stentata ripresa economica del nostro Paese.


(1) Per determinare le commissioni bancarie è necessario calcolare la differenza tra il tasso annuo effettivo globale (Taeg), che include sia il tasso d’interesse sia tutte le commissioni e spese direttamente connesse con l’erogazione del finanziamento, e il solo tasso annuo effettivo d’interesse.