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L'ORRIBILE SCENARIO DEL DEFAULT

di Diego Valiante 01.12.2011

Che cosa succederebbe se l'Italia non riuscisse a portare avanti le riforme strutturali e a consolidare i conti senza l'intervento di istituzioni europee, come la Bce? I costi cui andremmo incontro non sono quantificabili. Il nostro sistema economico entrerebbe in un perverso meccanismo che può dividersi in tre fasi: crisi di liquidità e insolvenza; pressioni deflazionistiche; pressioni inflazionistiche e instabilità politica ed economica.


L’Italia s’interroga su come portare avanti misure di consolidamento delle finanze pubbliche. Nel frattempo le soluzioni proposte a livello europeo per ridurre i costi d’indebitamento sono finora inefficaci a calmare i mercati perché limitati nei fini e nei mezzi. Che cosa succederebbe se l'Italia e altri paesi dell’Eurozona non riuscissero a placare i mercati e a fermare il contagio? (1)
In alcuni paesi dell’Eurozona potrebbero verificarsi tre fasi successive, nei prossimi mesi o anni con crescita zero. (2) La prima fase è già parzialmente in atto.

CRISI DI LIQUIDITÀ E INSOLVENZA

  • I governi non portano avanti misure di stabilità sufficienti a far ripartire la crescita, abbattere la spesa pubblica e ridurre il debito a livelli di sostenibilità.
  • Esplosione dei tassi d'interesse sul debito pubblico ben oltre la soglia della sostenibilità. Una volta sopra questa soglia, i tassi si muovono con maggiore volatilità perché il mercato è diventato nel frattempo illiquido (ci sono meno investitori disposti a comprare).
  • La Bce non interviene con un piano trasparente di lungo termine (quantitative easing) per ridurre i tassi d’interesse
  • La scarsa liquidità e la graduale perdita di accesso al mercato per prendere denaro a prestito mette a rischio il ripagamento dei debiti a scadenza. In poche settimane o mesi, la crisi generale potrebbe accelerare questa fase e rendere vane operazioni come privatizzazioni e dismissioni di beni pubblici. Potrebbe, ad esempio, non esserci un mercato con liquidità sufficiente per assorbire la vendita degli immobili di Stato, se non a prezzi che renderebbero non conveniente la loro dismissione per ridurre il debito pubblico.
  • Crisi di liquidità e incapacità a far fronte alla spesa pubblica (salari, pensioni, eccetera). Lo Stato potrebbe diventare temporaneamente insolvente.
  • La Bce o l'Fmi ribadiscono di non voler intervenire.
  • Lo Stato dichiara ufficialmente default/fallimento su alcune tranche del debito a scadenza. Default parziale o totale non importa; quando avviene, la perdita di affidabilità sui mercati finanziari internazionali è definitiva. Dopo il default nessun investitore è più disposto a prestare denaro, e molto spesso per anni. (3)
  • Per evitare il default alcune nazioni potrebbero decidere di uscire prima dall’euro. La soluzione è impraticabile, almeno nel breve termine. Non si eviterebbe quindi il default.

PRESSIONI DEFLAZIONISTICHE

  • Senza possibilità di ridurre il debito e ripagare quello in scadenza, il 60 per cento del quale è in mano a investitori italiani, perdite enormi sono gradualmente trasferite sui risparmiatori e sulle banche.
  • Cresce la paura all'interno del sistema economico e finanziario e i capitali fuggono in altre nazioni che adottano la stessa moneta perché meno rischiose. Le banche italiane sono già oggi fortemente dipendenti dai prestiti a brevissima scadenza (fino a tre mesi) della Bce e la quantità di moneta disponibile nel nostro sistema economico è scesa a livelli storicamente bassi. (4) La Bce fatica a far funzionare il mercato dei prestiti interbancari.
  • Gli altri paesi dell'Eurozona bloccano i capitali detenuti dalle banche italiane all'estero per far fronte alle perdite che lo stato italiano causerebbe al sistema bancario dell'Eurozona.
  • La forte stretta creditizia, dovuta al rischio d’insolvenza delle persone e delle imprese, affossa ancor più il sistema economico e indirettamente le banche, spingendole in una spirale negativa. Ci sono forti segnali che la stretta sia già in atto.
  • Effetto a catena su piccoli risparmiatori e imprese, che iniziano a ritirare i depositi presso le banche (per paura che le banche sottocapitalizzate falliscano).
  • Lo Stato deve bloccare il prelievo dai conti correnti per non far saltare l'intero sistema finanziario ed economico in pochi giorni.
  • Non ci sono risorse nel sistema per la crescita e si creano nell’immediato forti tensioni deflazionistiche. La crescita potrebbe diventare negativa.
  • Crollano le entrate fiscali e la situazione finanziaria del paese diventa ancora più insostenibile.
  • Se la Bce o gli altri Stati tramite l'Fmi non intervengono per fornire direttamente liquidità allo Stato, una procedura di uscita dell'Italia o di altri paesi nella stessa situazione dall'euro sarà inevitabile e con costi enormi. (5) La ridenominazione dei contratti in moneta nazionale potrebbe portare a un ulteriore perdita secca su risparmi e investimenti. Molte transazioni potrebbero essere bloccate per mesi o anni.
  • Il sistema bancario italiano collassa. L’Eurozona andrebbe in frantumi o potrebbe ricostituirsi attorno ad alcuni stati, come Germania, Lussemburgo e Olanda.

PRESSIONI INFLAZIONISTICHE E INSTABILITÀ POLITICA ED ECONOMICA

  • In aggiunta ai forti tagli a salari e pensioni per non poter accedere ai mercati, la svalutazione del cambio successiva all’uscita dall’euro farebbe crescere l’inflazione e perdere valore ai risparmi delle famiglie (per chi non ha fatto in tempo a trasferirli all'estero) e agli asset del sistema economico.
  • A causa del forte rischio d’insolvenza, i tassi d'interesse per prestiti e mutui vanno alle stelle e l’ulteriore stretta creditizia affossa il sistema economico e finanziario in un vortice che durerà ancora per mesi.
  • L’economia potrebbe ritornare a crescere grazie alla forte svalutazione e alle esportazioni, ma questo avverrebbe in un sistema economico e finanziario senza risorse da investire nel lungo termine o per far fronte alla spesa corrente (storica).
  • Senza stabilità economico-finanziaria ci sono ancor meno investimenti esteri, almeno nel medio termine.
  • Gli indici di povertà della popolazione crescono.
  • Questi meccanismi e gli scarsi consumi interni creano un circolo vizioso che fa cadere il sistema economico in una notte di crisi economica, ma anche politica e sociale.
  • Il contesto di assoluta difficoltà a governare potrebbe creare un clima favorevole ai partiti radicali-estremisti.
  • I flussi migratori verso altri paesi d'Europa crescono a livelli insostenibili, generando questioni diplomatiche tra paesi dell'Unione Europea. Se cade l'euro, potrebbe crollare l'intera Unione Europea. Accordi come quello di Schengen potrebbero essere messi da parte già nel breve periodo.

L'intensità e la velocità dei passaggi che precedono e seguono il default di uno Stato variano in base ai fondamentali della nazione. Tuttavia, le probabilità di evitare questa escalation sono certamente maggiori nel caso di un intervento immediato per evitare il fallimento e rilanciare un progetto federalista a livello europeo. Prendere o lasciare.

 

(1) Per saperne di più, Valiante, Diego (2011), “The Eurozone debt crisis: from its origins to a way forward”, CEPS Policy Brief, disponibile su http://www.ceps.eu/book/eurozone-debt-crisis-its-origins-way-forward
(2) Si vedano le recenti previsioniCommissione Europea, “Autumn forecasts”, disponibile su http://ec.europa.eu/economy_finance/eu/forecasts/2011_autumn_forecast_en.htm
(3) È dal 2001 che l'Argentina non riesce ad accedere ai mercati, anche se ha dichiarato default per un debito pubblico pari solo al 40 per cento del Pil ed è cresciuta costantemente negli ultimi anni, mentre in Italia il debito è ora al 120 per cento del Pil.
(4) Manasse, Paolo (2011), “Early Warnings of Italian Banking Crisis”, disponibile su http://paolomanasse.blogspot.com/2011/11/early-warnings-of-italian-banking.html
(5) Eichengreen, Barry (2007), “The Breakup of the Euro Area”, NBER Working Paper No. 13393, September.