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E L'IMMIGRATO AIUTA LA PENSIONE DEGLI ITALIANI*

di Andrea Stuppini 01.12.2009

Secondo tutte le banche dati disponibili, l'occupazione straniera in Italia è cresciuta costantemente, almeno fino al 2008 e in dieci anni risulta più che raddoppiata arrivando a più di due milioni di persone. L'occupazione italiana rimane invece sostanzialmente stabile. Inoltre, i lavoratori stranieri sono molto più giovani dei colleghi italiani: 31 anni in media. E in ogni caso, per legge, non possono ricevere la pensione o riscattare i contributi prima dei sessantacinque anni di età. Una dinamica demografica e contributiva da spiegare con chiarezza all'opinione pubblica.

Nel suo contributo del 24 novembre “Troppo ottimismo sui conti dell’Inps”, Agar Brugiavini ha ricordato che l’istituto di previdenza ha approvato le nuove previsioni di bilancio 2009 con un avanzo stimato, nonostante la crisi, di 5,9 miliardi di euro.
È un dato ancor più positivo se letto accanto a quelli della serie storica degli ultimi anni quando, dopo decenni di passivo, il bilancio del principale istituto di previdenza ha cominciato a virare in positivo, attorno agli anni 2000 e 2001, con un avanzo a consuntivo di due miliardi nel 2005 e stabilizzandosi nel 2007 e 2008 con un avanzo di circa 6,9 miliardi in ciascuno dei due anni.

DA DOVE ARRIVA L'ATTIVO

Naturalmente, il bilancio dell’Inps è complesso e le cause che hanno portato ai risultati dell’ultimo decennio sono molteplici e tutte meritevoli di attenzione. Se ne possono citare almeno quattro: dall’apporto degli immigrati, al graduale recupero dell’evasione contributiva, dall’aumento delle aliquote per alcune categorie, all’attivo del fondo dei lavoratori subordinati.
Su tutte però l’apporto degli immigrati appare il fattore più rilevante proprio perché rappresenta il fatto nuovo e più significativo dell’ultimo decennio in termini di crescita degli occupati e dei relativi contributi previdenziali, in grado di spiegare, quasi da solo, accanto all’aumento delle aliquote, il mutamento nei conti economici dell’Inps. È una circostanza che dovrebbe far riflettere chi ha recentemente avanzato la proposta di ridurre il tempo di erogazione della cassa integrazione quando va a beneficio di lavoratori stranieri.
Secondo tutte le banche dati disponibili - Istat, Inps, Inail - l’occupazione straniera in Italia è cresciuta costantemente, almeno fino al 2008 e in dieci anni risulta più che raddoppiata passando da meno di un milione a più di due milioni. E sarà interessante verificare anche i dati di questo difficile 2009, quando la indubbia perdita di posti di lavoro esistenti, potrebbe essere stata compensata dagli effetti delle regolarizzazioni.
La vera occupazione aggiuntiva, come ha notato recentemente anche la Banca d’Italia, è questa. Difficile non vedere la correlazione:

 

Anno     20012002200320042005200620072008
Lavoratori stranieri Inps
(in milioni)
11.41.51.61.81.92.12.2
Bilancio Inps
Risultato di esercizio
(in miliardi di euro)
+1+3.1+0.4+5.2+2+1.2+6.9+6.9

 

L’occupazione italiana rimane invece sostanzialmente stabile attorno ai 21,5 milioni, con un effetto sostitutivo per ciò che concerne le tipologie contrattuali dei giovani: si riducono i contratti di lavoro a tempo indeterminato e aumentano quelli precari.
Il nuovo fondo previdenziale dei parasubordinati, in attivo di 8 milioni di euro, rende evidente la novità, ma non aggiunge risorse.
Tra il 2004 ed il 2008 la rilevazioni trimestrali dell’Istat misurano un aumento di un milione esatto di posti di lavoro, da 22,4 milioni a 23,4: sono quasi tutti immigrati con stipendi medi piuttosto ridotti, attorno ai 900 euro netti mensili, anche perché le badanti vengono quasi tutte registrate con un contratto di venti ore settimanali.
Sulla base delle quattro banche dati Inps e dei relativi redditi lordi si può stimare che i contributi previdenziali versati dai lavoratori stranieri e dai loro datori di lavoro, attraverso l’aliquota complessiva del 33 per cento, siano passati da circa 2,5 miliardi all’inizio del decennio a circa 6,5 miliardi nel 2008, circa il 4 per cento del totale.
Quote minori vengono poi dai lavoratori stranieri autonomi e parasubordinati.

LA DINAMICA DEMOGRAFICA

Lo stesso presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, ha dimostrato di avere ben presenti questi dati quando, in occasione della presentazione del Rapporto annuale 2008 dell’istituto, ha dichiarato che è rilevante “l’incremento dei contributi versati da lavoratori stranieri regolarizzati: ormai quasi due milioni di cittadini stranieri versano contributi previdenziali nel nostro paese” e “la cura posta dall’istituto nell’approfondire la presenza dei lavoratori immigrati nei suoi archivi rientra nella sua tradizione di coniugare la responsabilità istituzionale nel settore previdenziale con una forte sensibilità sociale”.
Si tratta di un’analisi corretta, perché gli stranieri hanno un’età media di 31 anni rispetto ai 45 degli italiani e, per legge, non possono ottenere la pensione prima di aver compiuto 65 anni di età.
Nel 2007, le prestazioni Inps risultate in pagamento a persone nate all’estero erano 294mila, ma poiché contemporaneamente gli stranieri ultra-sessantacinquenni residenti in Italia risultavano meno di 80mila, ne consegue che il primo dato è sicuramente influenzato dalla presenza di italiani nati all’estero (in paesi come Argentina, Brasile, Etiopia eccetera) e che quindi gli immigrati stranieri realmente percettori di una prestazione Inps sono un numero piuttosto esiguo. Naturalmente, anche  nelle banche dati Inps dei lavoratori stranieri che versano contributi sono presenti gli italiani nati all’estero, ma – trattandosi di giovani – in misura molto minore.
Ma c’è un altro aspetto importante da tener presente in questo 2009 di crisi economica: la maggioranza dei lavoratori stranieri che perdono il lavoro e decidono di ritornare nel loro paese d’origine potranno chiedere il riscatto dei contributi versati all’Inps solo al raggiungimento dei 65 anni. Fanno eccezione solo i comunitari e i cittadini provenienti da alcuni paesi con un accordo di reciprocità, come la Tunisia e pochi altri.
È chiaro quindi perché negli ultimi dieci anni gli immigrati sono diventati per l’Inps una risorsa non secondaria. Le proiezioni demografiche Eurostat, poste alla base degli allarmi sulla cosiddetta “gobba previdenziale” considerano per il prossimo decennio un flusso netto annuo di 150mila immigrati. Sarebbe, in pratica, la risposta al calo demografico che si è registrato in Italia negli anni Novanta, ma questa dinamica andrà spiegata con maggiore chiarezza all’opinione pubblica.


* Regione Emilia-Romagna - Rappresentante delle Regioni nel Comitato tecnico nazionale sull’immigrazione.