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RENDIMENTI TITOLI DI STATO DECENNALI A CONFRONTO

di Marco Onado 30.01.2012

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Potete leggere questo grafico come il film dell’orrore che è passato sotto i nostri occhi a partire dalla scorsa estate. Il contagio che, come era fin troppo facile prevedere, si è diffuso dalla Grecia agli altri paesi europei, ha letteralmente spaccato l’Europa: Italia e Spagna hanno visto schizzare verso l’alto i loro tassi di interesse (perché gli investitori pretendono un compenso per il rischio crescente mentre  Germania e Regno Unito vedono addirittura i loro tassi scendere nettamente perché – essendo considerati molto meno rischiosi – sono sempre più richiesti (in gergo, si chiama flight to quality, corsa al titolo sicuro). In mezzo, la Francia che a cavallo del recente declassamento registra oggi una differenza di oltre un punto percentuale (oltre 100 punti base).
Come nei film dell’orrore che si rispettino, i “buoni” vengono premiati al di là dei loro meriti. Il tasso sui bund decennali tedeschi è oggi 1,945 per cento, ben al di sotto del tasso atteso di inflazione. Ciò significa che gli investitori, pur di riavere indietro i loro soldi, sono disposti a perderci. O, se si preferisce, che la Germania oggi ha un vantaggio indiretto non indifferente dalla crisi perché impone ai suoi creditori una sorta di “tassa da inflazione” in quanto restituirà fra dieci anni un capitale con un potere d’acquisto nettamente inferiore a quello che ha ricevuto.
Si badi che la situazione di Spagna e Italia purtroppo non è più l’eccezione nel panorama europeo. Come ha messo in evidenza il Fondo monetario internazionale, oggi il 42 per cento del mercato dei titoli di stato dell’area dell’euro è caratterizzato da premi per il rischio superiori ai 400 punti base (Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia), il 29 per cento da spread superiori ai 200 punti base (Francia, Austria e Belgio) e solo  il 29 per cento (Germania, Finlandia e Olanda) sotto i 200 punti base. Ad aprile 2010, solo la Grecia (appena il 5 per cento del debito totale) si trovava sopra la linea d’allarme dei 200 punti base. In altre parole, in primavera, Eurolandia registrava solo un caso patologico e non particolarmente grave. Oggi, solo meno di un terzo sta bene, un altro terzo ha la febbre e quasi la metà un febbrone da cavallo.
Un esponente del Fondo monetario internazionale ha accennato nei giorni scorsi alla necessità di costruire “firewall”, cioè muri taglia-fuoco per circoscrivere l’incendio della crisi. Ma in aprile e all’inizio dell’estate, dove erano i  pompieri?